La verifica infinita

e se la scuola di Ada fosse un loop? Che fine farebbero i suoi sogni?

La Verifica Infinita

Nella scuola Ecosistema Didattico, il tempo scorreva in modo strano. Gli studenti entravano in classe il lunedì e ne uscivano il venerdì, senza mai accorgersi di aver vissuto tutta una settimana in un unico, eterno giorno di scuola.

Quel giorno – che poi era sempre lo stesso – la professoressa di geometria entrò in aula con un sorriso enigmatico. Batté le mani e la lavagna si illuminò da sola.

  • “Oggi verifica.”

Gli studenti si scambiarono sguardi perplessi.

  • “Ma prof, su cosa?” chiese Ada, la più studiosa della classe.
  • “Sulla lezione di oggi.”

Un mormorio serpeggiò tra i banchi. La lezione non c’era stata. O meglio, la professoressa aveva scritto alcune formule incomprensibili sulla lavagna, poi si era voltata e aveva osservato il soffitto per venti minuti in completo silenzio. Infine, aveva detto: “Domani verifica.”

E ora quel domani era già arrivato.

  • “Ma non ci ha spiegato nulla!” protestò un ragazzo dal fondo dell’aula.
  • “Non mi interessa. Dovete arrangiarvi. E comunque, non è una verifica. È una punizione.”

Ada sentì un brivido percorrerle la schiena. Una punizione? Per cosa? Guardò il compagno di banco, che era intento a stropicciarsi gli occhi.

  • “Abbiamo fatto troppo casino ieri,” sussurrò lui.
  • “Ma ieri non esiste!” ribatté Ada. “Siamo sempre nello stesso giorno!”

La professoressa estrasse una clessidra d’oro dal taschino e la rovesciò sulla cattedra. Il tempo rallentò. Le pareti si fecero liquide. I numeri sulle pagine del libro iniziarono a muoversi, confondendosi tra loro. Ada si sentì tirare in avanti, come se il banco fosse diventato sabbie mobili.

  • “Ora scrivete.”

Le penne degli studenti iniziarono a muoversi da sole sui fogli. Disegnavano simboli misteriosi, formule mai viste prima. Ada provò a fermare la sua mano, ma non ci riusciva. Era come se qualcun altro scrivesse per lei.

  • “Bene,” disse la professoressa. “Domani correggerò.”

Ma Ada sapeva già cosa sarebbe successo. Non ci sarebbe stato un domani. O meglio, il domani sarebbe stato di nuovo oggi. E quella verifica, quella punizione, sarebbe continuata per sempre.

Si alzò di scatto.

  • “Professoressa, questa non è una verifica. È un incantesimo. Lei ci sta punendo senza motivo!”

La donna la guardò con freddezza.

  • “La scuola non è fatta per premiare chi si impegna. È fatta per punire chi non si piega alle regole.”

La lavagna tremò. I numeri iniziarono a colare giù come cera sciolta. Ada sentì la testa girare.

  • “E se non la facessi?” provò a dire.
  • “Allora la farai domani.”

Ada si voltò verso la finestra. Il sole non si era mai spostato di un millimetro. Il tempo era fermo. Il giorno si ripeteva.

E lei lo capì.

La scuola era un labirinto senza uscita. Ma la testa poteva volare lontano. Bastava un respiro, uno solo, per attraversare la finestra e librarsi sopra i tetti, sopra i banchi, sopra il tempo che non passava mai. Essere leggera come l’aria, come il pensiero libero. Libera come non lo sarebbe mai stata la frustrazione di quella scuola.

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